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Santa Domenica Talao

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SANTA DOMENICA TALAO

Adagiato in collina a circa 300 mt s.l.m. da cui si domina la costa tirrenica da Scalea a Cirella, sorge Santa Domenica Talao, piccolo centro abitato, definito “terrazzo sul mare”, apre le porte al Parco Nazionale del Pollino. Un paese che per la sua posizione geografica e per il suo clima viene inserito negli itinerari turistici dei vacanzieri che gravitano sulla costa dell’alto tirreno calabrese. Il centro abitato di Santa Domenica Talao offre al visitatore uno  spettacolo affascinante e percorrendolo a piedi si possono scorgere i segni di un  tempo passato, dai portali dei palazzi, alla splendida chiesa madre, dai vicoli alla piazza e tutto questo intriso di colori, suoni, profumi. Le antiche tradizioni con immagini di un tempo passato che ancora rivivono, offrono scorci di rara bellezza, istanti di pace e tranquillità. Insieme a tutto ciò, si scoprono gustose sorprese di ricchi piatti della gastronomia locale, dai profumi e dai sapori ancora autentici. La popolazione è animata da un forte sentimento religioso che si esprime nel culto a San Giuseppe, patrono di Santa Domenica Talao e alla compatrona la Vergine del Rosario. Chi ha il desiderio di fuggire dal caos e rifugiarsi in un luogo tranquillo come  questo piccolo borgo di Calabria, può scegliere Santa Domenica Talao, paese in cui vive gente autentica e laboriosa, cordiale e ospitale.

Gastronomia

Una cucina abbastanza elaborata, caratterizzata da un pout-pourrie di profumi, da un’ampia varietà di ingredienti sapientemente combinati fra loro nelle fasi di preparazione. Tra i piatti: gli immancabili fusilli, ma obbligatoriamente sottili e lunghi da fuoruscire dal ferro usato, conditi con sugo con carne di maiale o filetto ripieno di aglio, prezzemolo, pepe nero, con passata di pomodoro, basilico, olio extravergine d’oliva; gli gnuocculi alla santadomenicana, una sorta di pasta fresca a forma di ditali millerighe, lavorati su pettine da telaio e conditi con lo stesso sugo dei fusilli; zuppa alla santadomenicana con brodo di gallina, crostini di pane fritto, caciocavallo, soppressata, uova sode, formaggio grattugiato, pepe nero e olio extravergine d’oliva. Una fantasia ardita nell’abbinare i sapori, che trova conferma anche nei secondi piatti di carni, selvaggina, frattaglie, come il “marru”, interiora di capretto che avvolgono un impasto di uova, salame, formaggio e aromi vari. La produzione riguarda anche il salame: capicollo, soppressata, salsicce, “vucculari e vrina”. Di antica tradizione è la conservazione dei fichi secchi, derivata dalla grande produzione del passato: crocette, cuddurieddi, sc’iette, con noci e bucce di agrumi; i  “panieddi i passuli” uve durache passite aromatizzate e chiuse in foglie di cedro e i “totarieddi” di pesca a pasta gialla essiccata e condita con bucce di agrumi, cannella, liquore, avvolte in foglie di cedro e passate al forno. Per non parlare delle “chinuli” di Natale, farcite con una crema in cui le castagne cotte, le noci tritate, i confetti pestati sono lavorati con cioccolato, caffè, zucchero, liquore aromatico, cannella e buccia di agrumi grattugiata. E poi ancora, ciciarata, guanti, e a Pasqua i picciuddati

Festa patronale – Festeggiamenti del “Pio Transito di San Giuseppe”, domenica dopo il venti luglio di ogni anno con processione religiosa, in cui sfilano davanti al santo le “cinte”. Nella vigilia si svolge un corteo storico con i rappresentanti dell’antico municipio, e le donne che indossano i “crietti”, terminando con la “Cursa du pannu i San Giuseppe”. Festa Madonna del Rosario – I° domenica di ottobre, con processione religiosa e fiera con prodotti autunnali, noci, nocciole, mandorle, castagne, miele ecc. Festa San Giuseppe all’ Accovata – 2° domenica di maggio, nell’omonima località. “Estate Santadomenicana” – manifestazioni artistiche, musicali, culturali e gastronomiche – agosto di ogni anno. Particolarmente caratteristiche durante le processioni religiose sono le “cinte”; ex voto portate in testa, con base ottagonale sono delle piccole fortezze , torri formate da oltre 120- 150 candele, riccamente ornate con fiori, nastri, palle, con al centro l’effigie del santo. E’ un’offerta al Santo in segno di gratitudine, per uno scampato pericolo, per una guarigione in quanto il Santo ha protetto il fedele.

Passeggiando nel centro storico si possono ammirare testimonianze di architettura del passato. Di ammirabile interesse architettonico è la Chiesa Madre di San Giuseppe. Chiesa monumentale a tre navate, edificata fra il XVII ed il XVIII sec. secondo i canoni post-tridentini, si possono ammirare pregevoli stucchi, l’altare maggiore e la balaustra del presbiterio in marmi policromi del 1774, il coro ligneo con 19 stalli, la grande tela della Sacra Famiglia di scuola napoletana, incastonata fra stucchi di fiori, girali, ramage con sovrastante  cimasa a lambrecchini. Vi si conserva la statua a mezzo busto di essenza d’ulivo, decorato a mecca di San Giuseppe, patrono di Santa Domenica Talao e titolare della chiesa. Simulacro molto venerato da oltre trecento anni. Nella parte bassa del paese è situata la Cappella di Santa Maria del Rosario, probabilmente coincidente con la fondazione della Cappellania di San Domenico del 1725. Risale al 16 agosto del 1835 l’autorizzazione definitiva della fiera in località Piano con regio decreto. Corso Umberto I introduce nel cuore del centro storico, dove sono ubicati gli antichi Palazzi: palazzo Schiffino con portale liteo dove sono nati due insigni gesuiti vissuti nel XIX sec. Padri Sante e Biagio Antonio Schiffino, palazzo La Greca dove è nato l’arciprete Giuseppe La Greca, teologo, poeta allievo del De Sanctis; su Via 24 Maggio è il palazzo Perrone, oggi Senise, con uno splendido portale in pietra forte, in Via Municipio è il portale del palazzo Maione, dove è nato padre Angelo Maione, redentorista e collaboratore  di S. Alfonzo M. de’Liquori, infine nella parte alta è il Palazzo Campagna, esempio di piccola struttura barocca con loggiato in pietra ornato da mascheroni e tasselli a forma di sirene e con magnifico portale a bugne con sovrastante balcone. Su Corso Umberto I è da ricordare ancora il Museo della Terra di recente realizzazione, adatto ad accogliere varie esposizioni. Vi si conservano fossili ritrovati in diverse località del Comune e le copie dei vecchi abiti di Santa Domenica Talao, come i “crietti”,  indossato dalle donne. Piazza Italia, rimane il cuore del paese, su cui domina la torre campanaria e la facciata della Chiesa Madre con l’antico olivastro simbolo del Comune. La piazza è un punto panoramico da cui si snodano tutte le vie per visitare il paese, si presenta come un terrazzo dal quale si può godere lo splendido panorama  del Mar Tirreno da Scalea a Cirella e il verde della valle del fiume Lao.


 

CENNI STORICI

Santa Domenica Talao sorge nella bassa valle del fiume Lao a 303 mt sul livello del mare, ai piedi della Serra Limpida. I ritrovamenti di età preistorica testimoniano la sua presenza nel luogo dell’uomo primitivo. Sulle pendici della Limpida, in località Fuoto e Piano del Monte, infatti sono pervenuti reperti dell’età antica. Gli antichi greci usarono questo luogo soprattutto per la pastorizia e per l’agricoltura, solo in epoca bizantina i monaci basiliani occuparono quasi tutto il territorio, costruendo eremi e laure; ancora oggi la toponomastica di alcune contrade conserva il nome del santo o del monaco vissuto in qual periodo e in quel luogo: S. Filippo, S. Angelo, S. Totaro, S. Andrea, S. Domenica, dove oggi sorge l’attuale paese. Nel XIX sec. il territorio a monte  apparteneva al vicino monastero di San Pietro il Grasso, oggi in territorio di Papasidero, il territorio a valle invece faceva parte del feudo di Scalea. Il borgo nasce nel 1620 per volere del principe Ettore Maria Spinelli di Scalea in collaborazione con Giovanni Andrea La Greca di Mormanno e con Sergio di Lauria, massari che in inverno si trasferivano in questi luoghi con i loro armenti. Dietro invito del Principe a popolare questa contrada, “promettendo a tutti una particolare benevolenza,  e mezzi di una agiata sussistenza”, molti abitanti dei paesi limitrofi e anche di terre lontane, si trasferirono. Il rione ben presto, per la benevolenza e generosità del feudatario e per la fertilità dei terreni, crebbe tanto che da “Casale” di Scalea, nel 1669, divenne “Terra” ovvero Municipio autonomo, raggiungendo una popolazione da 180 abitanti a oltre  3000 unità in pochi decenni. Il paese appartenne sempre alla casa Spinelli e poi morto l’ultimo discendente alla di lui moglie principessa Caracciolo, fino al 1806. Nel periodo del governo francese, cioè durante la  Repubblica giacobina, l’Alto Tirreno  Cosentino non rimase immune da questi venti di guerra e ribellione, tanto meno lo fu Santa Domenica. Molte infatti furono le battaglie intestine, che si acuirono per i contrasti di due famiglie opposte: i Perrone sanfedisti contro i Campagna giacobini. Ricordiamo la figura di don Leopoldo Campagna che per mezzo secolo ha combattuto per un’Italia libera. Nel 1848, fu proprio don Leopoldo Campagna che capeggiò un rivolta a Campotenese per poi occupare Castrovillari. L’Italia unita e libera però, la videro solo i figli di don Leopoldo, eroi anch’essi del Risorgimento. Don Leopoldo  morì nel gennaio del 1851. Un decreto del 1863 ordina a tutti i Comuni con lo stesso nome di cambiarlo completamente o modificarlo, per distinguere il paese da altre cittadine omonime, ecco che al nome Santa Domenica viene associato quello di “Talao”.

Santa Domenica Talao è un comune di circa 1300 abitanti della provincia di Cosenza.

La specifica "Talao" si riferisce al fiume Lao(Θαλάος, Thalaos in greco antico).